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Ci si sposa poco e tardi, ma Cagliari brilla per le unioni civili

Updated: Oct 6, 2025

L'87% dei matrimoni sopravvive al primo decennio, e ci si sposa quasi a 40 anni. I dati sui matrimoni nelle regioni italiane sono bellissimi


Questo è un mese per me molto particolare, perché mi sposo :) Così ho scelto di dedicare questa release della newsletter (e il podcast che trovate qui!) a una domanda “leggerissima”: cosa ci dicono i dati su come nascono e su come muoiono i matrimoni?

Bene, la prima cosa che apprendiamo è che sposarsi sta diventando una scelta (quasi) anticonformista: pensate che negli ultimi 20 anni i matrimoni celebrati ogni anno in Italia sono passati da 4,3 ogni 1.000 abitanti ai 3,1 di oggi. Sono diminuiti, quindi, del 28%!




Guardando poi alle singole regioni si scopre che coloro che si sposano in Sardegna sono, forse, ancora più anti-conformisti! L’isola è infatti la regione d’Italia con il minor numero di matrimoni celebrati, e nell’ultimo decennio la diminuzione è stata quasi del 40%.



Sarà quindi per la lunga ricerca del coraggio (o dell’anima gemella) che coloro che arrivano a sposarsi sono un po’ avanti con l’età: gli sposi di genere maschile arrivano al loro primo matrimonio a 37 anni, mentre le spose appena più giovani, 34 anni. In Sardegna i numeri sono sostanzialmente simili alla media nazionale, come mostrato in tabella.



Ora, una volta avviate le pratiche per il matrimonio, i promessi sposi si trovano davanti due scelte. La prima è sulla tipologia di rito: religioso o civile? Nel Paese il rito religioso attraversa una seria crisi: nel 2004 i matrimoni religiosi erano sette su dieci (68%), mentre oggi sono quattro (41%). Occorre però notare che il Paese è spaccato in due: nel Mezzogiorno i matrimoni religiosi sono la maggioranza, mentre nelle regioni del Centro-Nord va per la maggiore il rito civile. Fanno eccezione a questo schema solo due regioni: la Sardegna e l’Abruzzo che, pur essendo regioni del Mezzogiorno, si comportano come regioni del centro-nord e preferiscono il rito civile. 



La seconda scelta che spetta ai promessi sposi riguarda il regime di comunione dei beni. La comunione dei beni - così come il rito religioso - attraversa una crisi ed è scelta solo nel 26% dei matrimoni. Mi ha stupito però notare che questo regime è più scelto nelle regioni del Nord-Italia (che sono quelle in cui prevalgono i riti civili). Mi sarei invece aspettato una forte associazione tra la comunione dei beni e il rito religioso.


Anche la Sardegna - che in questi dati sembra una regione del centro-nord - accade lo stesso: pur avendo prevalenza di riti civili, è la seconda regione d’Italia per percentuale di matrimoni in cui si sceglie la comunione dei beni, con un piccolo record del Sud Sardegna che la è seconda provincia nel Paese per quota di matrimoni con comunione dei beni (scelta in ben il 45% dei matrimoni celebrati).



Passata la festa, gli ormai novelli sposi dovranno cercare di essere per sempre felici e contenti. Ma ci riusciranno? I dati ci raccontano di una crescente instabilità delle nozze: tra i matrimoni celebrati nel 1975, il 95% durava almeno 10 anni; nei dati più recenti questo valore è sceso all’87%. In sintesi, quindi, più di un matrimonio su 10 finisce entro il primo decennio. Lascio a voi giudicare se questo valore sia preoccupante o no, ma io - stando alla mia personale percezione - mi aspettavo una minore capacità di “sopravvivenza” del matrimonio. Tanto che poi sono rimasto colpito a scoprire che, in fondo, la gran parte dei matrimoni dura parecchio e oggi chi arriva alla separazione ha alle spalle - in media - ben 18 anni di vita insieme.


Per chiudere questa newsletter, vi lascio un dato finale su un istituto per me parimenti importante: le Unioni Civili. Questo tipo di unione è, per molti motivi, meno diffuso dei matrimoni, ma sono rimasto felicemente sorpreso scoprendo che Cagliari è ottava (su 108 province italiane) per numero di unioni civili celebrate ogni 100mila abitanti, collocandosi davanti a realtà del Nord Italia come Torino e Brescia.



Al mese prossimo!

Questa newsletter è stata scritta a quattro mani con Claudio, che insieme a Gianluca sarà uno dei miei due straordinari testimoni di nozze, ed è stata già riletta (e corretta) dalla mia futura moglie, Federica.


Spero che vi sia arrivato il tono scherzoso con cui ho trattato questo tema di costume, e se avete risposte o riflessioni sui diversi spunti emersi non esitate a farmeli avere. Vi sarò molto grato. Sarà sufficiente scrivere a c.valdes.unica@icloud.com.


A presto!

Carlo


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Una nota tecnica. Tutti i dati analizzati sono di fonte Istat. Ho impiegato i dati per il 2023 poiché, benché stimati e quindi non “definitivi”, sono già stati impiegati da Istat per i propri bollettini statistici.


Mi chiamo Carlo Valdes, sono sardo e sono un analista di dati. Questa newsletter è pensata per condividere dati e riflessioni sullo sviluppo della Sardegna con chiunque sia interessato. Ogni release mensile è composta da (i) almeno un dato, (ii) almeno una considerazione sul dato e (iii) almeno una domanda per i lettori. Questa newsletter è un mio hobby (non c'è scopo di lucro) e le riflessioni riportate sono strettamente personali. Se vuoi farti una chiacchierata con me, aggiungimi su LinkedIn!


 
 
 

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